Mobile Journalism in Italia

Non scrivo mai in prima persona. Non quando mi metto alla tastiera da giornalista. Se non la prima in assoluto, una delle prime tre regole che mi hanno insegnato quando, poco più che diciottenne, mi sono lasciato incantare da questa professione. Insegnamenti rudi, appresi sul campo, non in qualche scuola o corso per fighetti di buona famiglia: “Non gliene frega nulla a nessuno di quello che pensi tu! Racconta i fatti e cerca di essere obiettivo”. Per anni l’ho seguita e posso dire che non sia stato un gran consiglio. In Italia nel giornalismo, dal 1990 in poi, hanno fatto fortuna soltanto quelli che si sono dimenticati dell’obiettività e hanno riempito colonne di giornali e minuti di trasmissioni televisive con opinioni personali. Alcune a dire il vero ho il sospetto non fossero neppure personali, ma sotto dettatura. Comunque esposte in prima persona.

Questa volta, quindi, mi perdonerete se infrango la regola. Per quanto mi riguarda è nato tutto dopo aver letto un post di Francesco Facchini su Linkedin. Era il 27 ottobre del 2016. Francesco lo aveva pubblicato qualche giorno prima sul suo blog e riproposto in un gruppo del social network per professionisti di qualsivoglia materia. L’attacco mi ha colpito: “la situazione del mobile journalism nel nostro paese è talmente avvilente da poter essere riassunta in una frase piuttosto semplice: il mojo, in Italia, non esiste. Siamo, infatti, talmente indietro nello sviluppo della materia, delle modalità, delle conoscenze, nella diffusione della cultura del “mobile” che parlare di stato dell’arte è un po’ paradossale quando, in effetti, l’arte nemmeno c’è”. Avvilente e sincero. Ho cercato qualche informazione su questo collega a me sconosciuto. Appena ho letto in un altro post: “Non sono un guru”, l’ho contattato.

Da tempo ero alla ricerca di qualcosa che potesse dare una svolta alla mia carriera giornalistica da povero freelance. Carriera a dire il vero abbastanza trascurata dal 2010, da quando per sbarcare il lunario avevo trovato soluzioni decisamente più interessanti e concrete. Il primo amore, però, non si scorda mai e la passione non si può arginare. Così mi sono, inconsciamente, ripromesso di dedicarmi al giornalismo soltanto quando mi avrebbe permesso di praticare il mestiere come avrei voluto e non ho saputo/potuto fare neppure negli anni in cui ha rappresentato la prima fonte di reddito. Tante idee, alcuni progetti, ma mancava sempre qualcosa per chi non ha grandi capitali e non può permettersi di dedicarsi a tempo pieno ai propri hobby.

Del mobile journalism non avevo mai sentito parlare, anche se da tempo intuivo le grandi potenzialità tecniche di uno smartphone. Anni fa, quando l’iphone non esisteva ancora, ero rimasto affascinato dal progetto di un vecchio amico e compagno di scuola, Marco Di Gregorio. L’idea di SeiMilano mi sembrava straordinaria come direbbe Simona Ventura. Se fossero esistiti allora i telefonini di ultima generazione, probabilmente, avrebbe avuto ben altri esiti. Così contatto Francesco e lo invito a organizzare dei corsi. Lui fa molto di più e mi convince a seguirlo in Irlanda dove a maggio si terrà quella destinata a diventare l’ultima MoJoCon, la Mobile Journalism World Conference. Io che capisco una parola su tre e riesco giusto a ordinare un hamburger nella lingua di Shakespeare. Mi presenta Glen Mulcahy, Michael Rosenblum e Mike Castellucci, il mio idolo. Mi racconta di Ivo Burum e del suo lavoro. Una folgorazione.

Soprattutto resto folgorato dalla voglia e dalla capacità di condividere di Francesco, decisamente insolita nell’ambiente giornalistico, dove ciascuno è convinto di essere il migliore e non c’è l’abitudine a lavorare in equipe. Credo che l’embrione di Italian MoJo sia nato da quella prima chiacchierata al telefono e dal fatto che anche lui abbia trovato insolito che un collega sconosciuto prendesse il telefono per dirgli: bravo, mi affascina quello che vuoi fare; se ti va, facciamo un po’ di strada insieme.

Andrea Fontana

Il link all’articolo completo che ha acceso la miccia, lo trovate qui

 

Lascia un commento